SAN GIOVANNI DI DIO: LETTERA A UN GIOVANE – Commento del Card. Gianfranco Ravasi

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LETTERA A LUIGI BATTISTA  

1                    Nel nome di nostro Signore Gesù Cristo e di nostra Signora la Vergine Maria sempre intatta; Dio prima di tutto e sopra tutte le cose del mondo. Dio vi salvi, fratel­lo mio in Gesù Cristo e figlio mio amatissimo, Luigi Bat­tista.

2                    Ho ricevuto una vostra lettera inviatami da Jaén, che mi recò molta gioia e (dalla quale ebbi) molta soddisfa­zione, sebbene mi sia spiaciuto molto che abbiate avuto mal di denti, perché mi fa soffrire tutto il vostro male e mi fa gioire il vostro bene.

3                    Mi avete fatto sapere di non aver trovato costì nessu­na soluzione per quello che siete andato a cercare; d’al­tro canto mi dite che volete andare a Valencia, o non so dove, non so che dirvi.

4                    Scrivo questa lettera in fretta per spedirla subito, e ho tanta premura che quasi non ho tempo di raccomandare la cosa a Dio; ed è necessario raccomandarla molto a no­stro Signore Gesù Cristo e con più tempo di quanto io ne abbia.

5                    E vedendo che molte volte siete tanto debole, specie con le donne, non so se farvi venire qui, perché Pedro non se n’è andato, né so quando partirà; lui dice che vuole partire, ma io non so di sicuro quando avverrà la sua par­tenza.

6                    Se sapessi con certezza che qui trarreste vantaggio per la vostra anima e per quella di tutti, vi ordinerei subito di venire, ma ho paura che succeda il contrario; mi par­rebbe meglio perciò (lasciarvi) trascorrere adesso qualche giorno in mezzo ai guai, fino a che siate molto ben assue­fatto alle fatiche e all’alternarsi di giornate assai nere o molto buone; e d’altro canto mi pare che se doveste finire col perdervi, sarebbe molto meglio tornarvene, comun­que di tutto questo Dio sa qual è il meglio e il vero.

7                    Per questo mi pare meglio che prima di partire da co­desta città, raccomandiate molto l’affare a nostro Signo­re Gesù Cristo, e che io pure di qui faccia lo stesso, e per questo mi scriviate molto spesso; vi informerete di lì dai pellegrini che transitano in ogni senso: essi vi di­ranno qual è la situazione di codesta terra di Valencia; se andrete a Valencia vedrete il corpo santo di San Vin­cenzo Ferrer.

8                    Mi sembra che andiate come una barca senza remo: in­fatti, molte volte mi sorge il dubbio che anch’io sia un uomo senza un indirizzo fisso, cosicché siamo in due a non sapere che fare, né voi né io.
Ma Dio è quello che sa e rimedia, dia Lui rimedio e consiglio a tutti noi.

9                    Poiché mi sembra che procediate come una pietra va­gante, sarà bene che andiate un po’ a macerare le vostre carni e a soffrire vita dura, fame e sete e ignominie e stan­chezze, e angustie e affanni e contrarietà; tutto ciò si de­ve patire per Dio, perché se venite qui, dovete soffrire tutto questo per amore di Dio.
Di tutto dovete rendere molte grazie a Dio per il bene e per il male (¹).

10               Ricordatevi di nostro Signore Gesù Cristo e della sua benedetta Passione, che restituì, per il male che gli face­vano, il bene: così dovete fare voi, figlio mio Battista, che quando verrete alla casa di Dio, sappiate conoscere il male e il bene; ma se con certezza sapeste che con que­sto viaggio doveste perdervi, meglio sarebbe tornare qui o a Siviglia, dove nostro Signore Gesù Cristo meglio vi guidasse.

11               Ma se venite qui, dovete obbedire molto e lavorare mol­to più di quanto abbiate lavorato, e tutto (assorto) nelle cose di Dio e perdere il sonno nella cura dei poveri.
La casa è aperta per voi: vorrei vedervi camminare di bene in meglio, come figlio e fratello.

12               Da questa lettera non potrete comprendere tutta la mia situazione perché ho molta fretta e non vi posso scrivere a lungo, perché non so se il Signore vorrà che torniate tanto presto in questa casa, oppure che soffriate costì; ma ricordate che, se venite, dovete venire sul serio e do­vete guardarvi molto dalle donne, come dal diavolo (²).

13               Già sta avvicinandosi per voi il tempo di scegliere una strada: se dovete venire qui, dovete dare qualche frutto a Dio, e dovete lasciare la pelle e il resto.
Ricordatevi di San Bartolomeo: lo scorticarono e por­tò in spalla la propria pelle: se venite qui, non è che per lavorare, non per poltrire, perché al figlio più amato si affidano le maggiori fatiche.

14               Circa il venire qui, fate quello che vi sembra meglio e Dio vi farà capire; se vi par meglio correre adesso per il mondo in cerca di qualche impresa nella quale Dio me­glio sia servito, fate tutto come a Lui piacerà, come quel­li che vanno alle Indie alla ventura; ma fate in modo di scrivermi sempre, dovunque vi troverete.

15               Tutti i giorni della vostra vita guardate a Dio (³), assiste­te sempre all’intera Messa, confessatevi frequentemen­te, se sarà possibile: non dormite in peccato mortale nep­pure una notte, amate nostro Signore Gesù Cristo sopra tutte le cose del mondo (4), ché per molto che lo amiate, mol­to più Lui ama voi.
Abbiate sempre carità (5), perché dove non c’è carità, non c’è Dio, anche se Dio è in ogni luogo.

16               Potendo, andrò a presentare i vostri saluti a Lebrija; la vostra lettera l’ho data a Battista in carcere: ne è stato molto contento, e gli ho detto che scrivesse subito, per poter spedire la lettera; adesso vado a vedere se ha scrit­to, per inviarla; a tutti i miei saluti.
A tutti ho portato i vostri saluti, ai grandi e ai piccoli, e all’Ortiza e a Miguel; e Pedro dice che, se venite, sta­rete con lui fino alla sua partenza, e ugualmente, se tor­nasse.

17               Non ho altro da dirvi, se non che Dio vi salvi e vi cu­stodisca, e vi incammini nel suo santo servizio, voi e tutti (6).
Smetto, ma non di pregare Dio per voi e per tutti; de­vo dirvi che mi è andata molto bene con il Rosario, e spero in Dio, di recitarlo tutte le volte che potrò e Dio vorrà.

18               Già vi ho detto che, se credete di perdervi in questo viaggio, facciate come meglio vi parrà.
Prima di partire da codesta città, fate dire alcune Messe allo Spirito Santo e ai Re Magi, se ne avrete i mezzi, e se no, basterà la buona volontà; e se questa non fosse suf­ficiente, supplisca la grazia di Dio (7).

19               Il fratello minore di tutti, Giovanni di Dio, se Dio vuole morendo, ma però tacendo e in Dio sperando, schiavo di nostro Signore Gesù Cristo, desideroso di servirlo. Amen Gesù.
Sebbene non sia un così buono schiavo come altri, poi­ché molte volte lo servo male e molte volte lo tradisco, e quantunque me ne dispiaccia assai e molto più dovreb­be dispiacermene, Dio voglia perdonare me e voglia sal­vare tutti.

20               Scrivetemi tutto quello che vi succede costì; vi invio qui acclusa una lettera che mi hanno mandata perché ve la facessi avere; non ho voluto aprirla per esservi leale, né so se è indirizzata a voi, o a Battista, quello del carce­re; se fosse destinata a quello del carcere, leggetela e man­datemela, perché gliela consegni, e se Battista avrà scrit­to la sua lettera, partirà con queste due.
Ora restate con Dio e andate con Dio (8).

  •  1 Sir 11,14; Tes 5,18
  • ² 1Cor 7,1
  • ³Deut 6,5 ; 11,1 ; Tob 4,5
  • 4 1Cor 16,22
  • 5 Col 3,14; 1Gv 4,16
  • 6 1Tim 2, 1-4
  • 7 2Cor 12,9
  • 8 Gen 17,1; Imit L26,3

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IL COMMENTO ALLA LETTERA DEL CARD. GIANFRANCO RAVASI

“Ci fermiamo innanzitutto sul primo personaggio e sull’unica lettera a lui indirizzata, conservata nell’archivio dell’Ordine dei Fatebenefratelli, presso la Curia Generalizia all’Isola Tiberina di Roma. LUIGI BATTISTA era un giovane un po’ tormentato della città andalusa di Jaèn, che desiderava essere compagno del Santo in ospera in ospedale ed era in grande confidenza con lui.

Si tratta di uno scritto sobrio ed essenziale, di forte umanità ma anche di grande intensità spirituale, qua e là simile ad un programma di vita religiosa. Vi Campeggia, solenne, la figura di “Dio che è prima di tutto e sopra tutte le cose del mondo”: è questa, in pratica, la prima frase del testo. Eppure questa pagina è carica di straordinaria concretezza:

  • Mi è spiaciuto molto che abbiate avuto mal di denti…
  • Scrivo questa lettera in fretta per spedirla subito…
  • Vedo che molte volte siete tanto debole, specie con le donne…
  • Se andrete a Valençia vedrete il corpo santo di San Francesco Ferrer…
  • Le vostra lettera l’ho data a Battista (forse un parente del destinatario) in carcere: ne è stato molto contento e gli ho detto che scrivesse subito, per poter spedire la lettera; adesso vado a vedere se ha scritto per inviarla…
  • Vi invio qui acclusa unaa lettera che mi hanno dato perché ve la facessi avere; non ho voluto aprirla per esservi leale“.

San Vinvenzo FerrerSan Vincenzo Ferrer . “Timete Deum et date illi honorem”

Appaiono, allora, in questa dimensione così quotidiana personaggi minori, noti e meno noti come Pedro, Ortizia, Miguel, “grandi” e “piccoli”.

Emergono anche le devozioni personalindi Giovanni di Dio come quella, già indicata, per S. Vincenzo Ferrer, quella per il rosario che egli recita “tutte le volte che può e che Dio vuole“, la venerazione per i Re Magi, l’amore per lo Spirito Santo e la devozione anche per san Bartolomeo.

A quest’ultimo santo dedica un paragrafo molto vivace e provocatorio nei confronti di Luigi Battista, forse un po’ troppo esitante e poco costante: “Ricordatevi di San Bartolomeo: lo scorticarono e portò in spalla la propria pelle; se venite qui, non è che per lavorare, non per poltrire, perché al figlio più amato si affidano le maggiori fatiche“.

San Bartolomeo porta sulle spalle la sua pelle - Duomo di MilanoSan Bartolomeo – Duomo di Milano

Ma la concretezza e il realismo dell’apostolo dei malati sono continuamente fecondati e trasformati da un vero e proprio fuoco d’amore. Con due stupende immagini Giovanni descrive la vita e il suo ministero in termini di donazione totale. La prima è quella del nomade e del pellegrino che, come Abramo, parte senza sapere quale sarà la meta (Ebrei 11,8): “Mi sembra che andiate come una barca senza remo: infatti molte volte mi sorge il dubbio che anch’io sia un uomo senza un indizizzo fisso, cosicché siamo in due a non sapere che fare, né voi né io. Ma Dio è quello che sa e rimedia “. E più avanti Giovanni evocherà anche quelli “che vanno nelle Indie alla ventura”.

L’altra immagine, parallela alla precedente  ma usata in senso negativo, si rivela una vera e propria  parabola dell’impegno cristiano. “Poiché mi sembra che procediate come una pietra vagante, sarà bene che andiate un po’ a macerare le vostre carni e a soffrire vita dura, fame e sete e ignominie e stanchezze, e angustie e affanni e contrarietà; tutto ciò si  deve patire per Dio, perché se venite qui, dovete soffrire tutto questo per amore di Dio“. Alle distrazioni e alla superficilalità del giovane il Santo oppone l’“obbedire molto e il lavorare molto“, il “perdere sonno per la cura dei poveri“.

Al giovane egli traccia anche un vero e proprio piano essenziale di vita spirituale, coronato al vertice dall’amore. Ecco il bellissimo testo di Giovanni di Dio:

  • “Tutti i giorni della vostra vita guardate a Dio (³),
  • assiste­te sempre all’intera Messa,
  • confessatevi frequentemen­te, se sarà possibile;
  • non dormite in peccato mortale nep­pure una notte,
  • amate nostro Signore Gesù Cristo sopra tutte le cose del mondo (4), ché per molto che lo amiate, mol­to più Lui ama voi.
  • Abbiate sempre carità (5), perché dove non c’è carità, non c’è Dio, anche se Dio è in ogni luogo“.

Sopra ogni cosa, quindi, c’è l’amore, c’è la donazione. E il Santo firma questa lettera con una suggetiva autodefinizione evangelica e paolina: “Il fratello minore di tutti, Giovanni di Dio“.

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