SAN GIOVANNI DI DIO PATRONO DEI LIBRAI – Angelo Nocent

San Giovanni di Dio libraio1-Collage1431-iTunes421-image01-2015-09-241-Downloads526La TIENDECITA – Il NEGOZIETTO – Ora Cappella in memoria

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San Giovanni di Dio libraio1-Risultati della ricerca per san giovanni di dio

IL VENDITORE AMBULANTE DI LIBRI E DI IMMAGINI

russotto-padre-gabriele-ohP. Gabriele Russotto

Per mettersi al sicuro dalle tentazioni di apostasia, Giovanni Cidade lascia dunque il Marocco, dove ha appena compiuto nei confronti del conte d’Almeida uno dei più commoventi atti di carità di tutta la sua vita.

Quando raggiunge Gibilterra, verso la fine del 1537 e dopo aver affrontato nella traversata dello stretto una tempesta nella quale aveva rischiato di naufragare, Gio­vanni ha quarantadue anni. 

Così, il suo primo pensiero allo sbarco è di recarsi in chiesa e qui, secondo de Castro, ringrazia Dio per averlo liberato dalla tentazione di apostasia e dal peri­colo corso in mare. Non sono forse i miei peccati e la mia infedeltà alla grazia le cause di tutte queste disgra­zie?, egli pensa. E dal profondo del suo cuore ferito sgorga, umile e supplichevole, questa preghiera che egli da allora non cesserà più di ripetere: Signore, concedi la pace alla mia anima e fammi conoscere la – strada che debbo seguire per giungere a te. 

Come è tormentata la vita di quest’uomo! Quanti paesi ha percorso dalla sua giovinezza! Su quale stato cadrà alla fine la sua scelta? La morte lo ha sfiorato più volte. La sua coscienza inquieta oscilla tra la filiale fiducia in Dio e la nera disperazione; agli atti di eroi­smo si avvicendano in lui inaspettate debolezze.

 Natura ricca, cuore sensibile e pieno di generosità, ma accessibile all’amor proprio ed un po’ presuntuoso talvolta, Giovanni Cidade aveva indubbiamente biso­gno, per diventare malleabile sotto la mano di Dio e capace di adempiere la sua missione, di essere pro­fondamente lavorato dalle umiliazioni, dall’inquietudine e dalla sofferenza, nostre grandi maestre quaggiù. 

Già assiduo nella preghiera, Giovanni Cidade forse non aveva che una fede assai poco illuminata e nozio­ni assai vaghe sulle condizioni e i doveri del cristiano? In quel tipo di vita errante e sempre occupata, quali po­tevano essere stati i suoi progressi al riguardo? 

Tale sembra essere stato, d’altra parte, il sentimento del suo direttore francescano di Ceuta. Egli non si ac­contentò, in effetti, di farlo uscire da una situazione per lui troppo pericolosa, ma gli raccomandò la let­tura del Vangelo e dei libri spirituali allo scopo di illu­minare la sua intelligenza, di infiammare il suo cuore e armarlo per la lotta

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Con la solita foga, Giovanni si affretta a seguire quell’ottimo consiglio. Ogni giorno si reca al lavoro là dove ne trova e, siccome si accontenta di poco cibo, fa delle economie sul salario per procurarsi delle opere di spiritualità. Si immerge nella loro lettura per ore intere ed impara cosi ad apprezzare questi amici sinceri, benefici, che offrono allo spirito ed al cuore tutto l’ali­mento di cui essi hanno bisogno.

 La sua anima così docile e ben preparata deriva da quella nuova occupazione un tale profitto che, stimolata dalla sua generosità, brucia per il desiderio di condividerlo con il prossimo. Come spiegare diversamente, in un uomo apparentemente poco portato ad una simile attività, il suo desiderio, appena giunto in Spagna, di dedicarsi all’apostolato tramite il buon libro?

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Nel suo entusiasmo, egli crede di avere finalmente scoperto la propria vera vocazione, il mezzo tanto desi­derato per lavorare al servizio di Dio e per la salvezza dei fratelli. Con i suoi risparmi acquista delle Bib­bie, La Vita di Cristo di Ludolfo di Sassonia, L’imita­zione di Cristo, la Legenda aurea di Giacomo da Varazze, abecedari e immagini di carta, per rivenderli agli uni ed agli altri, mentre percorre i villaggi vicini. 

Ai bambini soprattutto e agli ignoranti, distribuisce delle belle immagini: predica viva, concreta, semplice e tanto alla loro portata. « Suvvia, gridava, che nes­suno si privi di un simile aiuto! Le immagini! Basta guar­darle pér ravvivare incessantemente la devozione; esse risvegliano l’attenzione, fissano i ricordi. E, nel vendere gli abecedari, incitava i genitori ad insegnare la dottrina cristiana ai loro figli » (de Castro).  

Il 20 gennaio 1539, giorno della festa di san Seba­stiano, grandi solennità si svolgono nell’eremo « de los Martires », innalzato in cima alla città, di fronte all’Alhambra. Tutta Granata è qui per celebrare la gloria del soldato martire e implorare il « liberatore della peste » perché preservi la città dal terribile fla­gello che infierisce nel paese. 

Di fronte a questo uditorio entusiasta ed aperto a gravi pensieri, l’oratore della festa, Giovanni d’Avila, l’apostolo dell’Andalusia, esalta il perfetto imitatore di Gesù in vita ed in morte; egli insegna che ciascuno deve ancorarsi nella volontà di soffrire e persino di morire piuttosto che commettere il peccato, che è il flagello più pericoloso. Nell’uditorio, l’emozione è al culmine. Il lavoro della grazia si manifesta. Molti piangono gli errori commessi e si percuotono il petto. Giovanni Cidade, qui giunto come gli altri, non può contenersi; i suoi peccati, tante volte deplorati, gli si presentano in un compendio impressionante. Sotto la violenza del pentimento e della netta convinzione della sua inde­gnità di fronte a Dio, egli prorompe in singhiozzi e grida con tutte le forze: Misericordia, mio Dio, mise­ricordia! 

Questa improvvisa esplosione dei suoi tormenti di coscienza attira su lui tutti gli sguardi. 

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 In poco tempo, il piccolo commercio prospera. L’im­provvisato venditore ambulante ci sa fare nel racco­mandare la sua merce. Tutti i libri che pone in vendita, li legge; prima di tutto per accertarsi che siano buoni, e poi per poterne rendere conto all’acquirente. Non si scorge il vantaggio che ne trae egli stesso, con il suo spirito avido di sapere e l’anima assetata di perfe­zione?

Il cardinale Ximenes de Cisneros (1436-1517) aveva fatto tradurre in spagnolo, fin dagli inizi del XVI secolo, la Bibbia, la Vita di Cristo di Ludolfo di Sassonia, la Legenda aurea di Giacomo da Varazze, l’Imitazione di Cristo, le Lettere di san Girolamo e di santa Caterina da Siena, ecc. 

« Di proposito egli acquista alcuni romanzi caval­lereschi (le opere del marchese di Mantova, i poemi di Garciloso de la Vega, ecc.) che pone bene in vista sul banco per attirare i giovani. E quando qualcuno si av­vicina per acquistarne uno, egli coglie l’occasione per sconsigliare un simile acquisto e proporre in sua vece qualche libro utile ed edificante » (de Castro). 

Se riesce a farsi ascoltare, il suo zelo lo spinge a spiegare il modo di leggere con profitto e se si accorge che « il costo elevato di un buon libro frena il desi­derio dell’acquirente, si affretta a cederlo sotto costo) non esitando, osserva de Castro, a collocare il guadagno spirituale dell’altro al di sopra del proprio guadagno temporale ». I suoi modi sono così avvincenti, umani ed affabili verso tutti, che molti acquistano volentieri delle opere poco attraenti in sé stesse, ma presentate con grazia ed amicizia. 

« Cosi, in poco tempo, Giovanni poté aumentare il proprio guadagno spirituale e temporale; poiché oltre alla buona azione compiuta col piegare molte persone alla lettura di buoni libri – è noto che ne risulta un gran bene – egli accresceva il suo stock di volumi, al punto da possederne molti e di pregio. Era una gran fatica, gli sembrò allora, muoversi da un punto all’altro con quel fardello sulle spalle; così, riferisce de Castro, decise di andare a Granata e di stabitirvisi: prese domi­cilio e mise su bottega alla porta di Elvira ». 

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 Senza saperlo, l’umile Giovanni favoriva l’opera ini­ziata dal suo contemporaneo Luigi da Granata. Dal 1534, infatti, l’illustre domenicano, dai pulpiti della città, dinanzi a giovani uditori guadagnati con l’elo­quenza, non cessava di levarsi contro le letture romanzesche e di denunziare l’ignoranza comune in materia re­ligiosa. Egli proponeva, come principale rimedio a questo male, la lettura dei Vangeli, di piccoli trattati semplici di dottrina e di pietà. Lui stesso, abbandonan­do il latino contro l’uso del tempo,, ne aveva tradotti o composti alcuni in spagnolo e si sforzava di diffonderli tra la popolazione. 

Un’uguale comprensione dei bisogni del suo tempo non è riscontrabile in Giovanni Cidade, che non posse­deva né il genio né la scienza di Luigi da Granata? In­dubbiamente il Signore lo stava chiamando alla sua vocazione di carità; ma il suo apostolato « tramite il buon libro » ne è stato la preparazione. Nel santificare, infatti, una professione che lo ha fatto onorare per molto tempo, in Italia e in Spagna, come patrono dei librai, Giovanni di Dio, convinto dell’importanza delle sane e pie letture nella formazione dell’uomo e del cristiano, non cessò si servirsi lui stesso di questo gran­de mezzo di perfezione e lavorò con tutte le sue forze per propagarlo attorno a se. 

Acquisì così un capitale solido di conoscenze varie dal quale più tardi, quando tutto il suo tempo sarà preso dall’esercizio della carità, saprà trarre profitto non solo per sé, ma anche per l’istruzione dei suoi fra­telli, dei suoi malati, dei suoi amici e per il buon anda­mento delle sue opere. Le sei lettere di Giovanni di Dio a noi pervenute, il cui valore reale fa rimpiangere la perdita di tante altre, ne sono la testimonianza. 

LA DRAMMATICA RINUNZIA

Verso la fine del 1538, Giovanni Cidade, allora quarantatreenne, si era dunque stabilito a Granata e aveva impiantato una modesta libreria accanto alla porta di Elvira. La sua ingegnosità, il suo abile richiamo e la sua bonomia sorridente, uniti alle largi­zioni sempre più ampie in favore dei bambini e dei poveri, gli attirarono ben presto, come a Gibilterra, una vasta clientela che lui orientava con zelo e suc­cesso verso le buone e sane letture. Tutto sembrava sorridere al nuovo venuto. Una onesta agiatezza pro­metteva di unirsi, in lui, ad una vita di apostolato ricca di avvenire e di merito. Era la prospettiva della felicità.

Se un tale sentimento sfiorò per qualche tempo il cuore di Giovanni, fu come un lembo di cielo sereno tra le apprensioni che, da più di dieci anni, tormenta­vano la sua coscienza quasi senza tregua. Infatti, l’in­quietudine non tardò a risvegliarsi nel profondo del suo essere, strappandogli nuovamente il grido di ango­scia: Signore, dona la pace alla mia anima e fammi conoscere la strada che debbo percorrere per arrivare a te. Il Signore alla fine io esaudirà, e in che modo! 

Da grande peccatore l’aveva già fatto giusto! Lo farà grande penitente e provveditore dei suoi poveri.

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RECORRIENDO EL VENDEDOR DE LIBROS Y LAS IMÁGENES

Para estar a salvo de las tentaciones de la apostasía, John Cidade por lo tanto deja de Marruecos, donde solo se volvió hacia el conde d’Almeida uno de los actos más emotivos de la caridad para toda su vida.
Cuando llegó a Gibraltar a finales de 1537, y después de enfrentar una tormenta en cruzar el estrecho en el que amenazaba con romper, Juan tiene cuarenta y dos años.

Por lo tanto, lo primero que pensó en el aterrizaje va a la iglesia, y aquí, según De Castro, agradeció a Dios por la entrega de él de la tentación de la apostasía y del peligro en curso mar. No estoy mis pecados y mis infidelidades a la gracia de la causa de todas estas desgracias?, Piensa. Y desde el fondo de su corazón herido flujos, humilde y atractivos, esta oración que no cesará desde entonces más de repetición: Señor, danos la paz a mi alma y me dejó saber el – el camino que debo seguir para llegar a usted.

Vida Cómo es atormentado de este hombre! ¿Cuántos países ha venido de su juventud! ¿Qué estado caerá al final su elección? La muerte vino muy cerca varias veces. Su mala conciencia oscila entre la confianza filial en Dios y la desesperación negro; actos de heroísmo alternan en él debilidades inesperadas.

Naturaleza rica, corazón sensible y lleno de generosidad, pero accesible para el amor propio y un poco arrogante a veces, John Cidade tenían, sin duda, tienen que convertirse maleable en manos de Dios y capaz de cumplir con su misión, estar profundamente trabajado por humillaciones, inquietud y sufrimiento, nuestros grandes maestros aquí.

Ya asidua en la oración, John Cidade quizá no tenían esa fe muy poco iluminada y nociones muy vagas acerca de las condiciones y obligaciones de un cristiano? En ese tipo de vagar y siempre está ocupado, lo que podría haber sido su progreso en este sentido?

Esto parece haber sido, por el contrario, el sentimiento de su director franciscano de Ceuta. Él no estaba contento, de hecho, para hacerlo salir de una situación demasiado peligrosa para él, pero le aconsejó leer el Evangelio y los libros espirituales para iluminar su inteligencia, para inflamar su corazón y armarlos para luchar
.
Con su entusiasmo habitual, John se apresura a seguir ese consejo excelente. Todos los días se va a trabajar donde está y, al igual que el contenido con poca comida, hace que las economías de los salarios para adquirir las obras de espiritualidad. Se sumerge en su lectura por horas y aprenda a apreciar estos amigos tan sinceros, los beneficios que ofrece el espíritu y el corazón de todos los alimentos que necesitan.

Su alma tan dócil y bien preparado se deriva de los nuevos puestos de trabajo que un beneficio tal, estimulado por su generosidad, ardiendo con el deseo de compartir con los demás. ¿Cómo explicar de otro modo, un hombre aparentemente no condujo a una actividad similar, su deseo, a la llegada a España, para dedicarse al apostolado a través del buen libro?
En su entusiasmo, que cree que por fin ha encontrado su verdadera vocación, la mitad ansiaba trabajar en el servicio de Dios y la salvación de sus hermanos. Con sus ahorros comprando Biblias, La Vida de Cristo de Ludolfo de Sajonia, Imitación de Cristo, la Leyenda Dorada de Jacobo de Varazze, abecedari e imágenes de papel, para venderlos a los demás y, ya que mueve a los lugares vecinos .

Sobre todo a los niños ya los ignorantes, que distribuye imágenes bonitas: predica viva, concreta, sencilla y tanto a su alcance. “Vamos, gritando, nadie sin una gran ayuda! Las imágenes! Basta con mirar a ellos sin cesar para revivir la devoción; éstos que llaman la atención, asegurando los recuerdos. Y, en la venta de abecedari, instó a los padres a enseñar la doctrina cristiana a sus hijos “(de Castro).

En poco tiempo, el pequeño comercio prospera. El vendedor ambulante improvisada que podemos hacer en la recomendación de sus mercancías. Todos los libros que ofrece para la venta, los lee; en primer lugar para asegurarse de que son buenos, y luego ser capaz de dar cuenta al comprador. No se puede ver la ventaja que atrae a sí mismo, con su espíritu inquisitivo y el alma sedienta de perfección?
Cardenal Jiménez de Cisneros (1436-1517) había sido traducido al español, desde principios del siglo XVI, la Biblia, la vida de Cristo de Ludolfo de Sajonia, la Leyenda Dorada de Jacobo de Varazze, la Imitación de Cristo, el Cartas de San Jerónimo y Santa Catalina de Siena, etc.

“Por cierto que compra algunos romances (las obras del marqués de Mantua, los poemas de Garciloso de la Vega, etc.) que pone a la vista en el mostrador para atraer a los jóvenes. Y cuando alguien viene a comprar uno, toma la oportunidad de asesorar en contra de dicha compra y proponer en su lugar con un buen libro útil y edificante “(de Castro).

Si se le puede escuchar, su celo lo llevó a explicar cómo leer un beneficio y si te das cuenta de que “el alto costo de un buen libro frena el deseo del comprador, se apresura a vender por debajo del costo) no dudando notas de Castro, para colocar la ganancia espiritual de la otra por encima del tiempo de ganancia propia “. Sus caminos son tan convincentes, humano y afable a todos, que muchos compran voluntariamente los trabajos poco atractivos en sí mismos, pero presentados con gracia y amistad.

“Así que, en poco tiempo, John fue capaz de aumentar los beneficios espirituales y temporales; así como la buena acción con mucha gente doblar a la lectura de buenos libros – se sabe que es un gran bien – que aumentó el volumen de sus acciones hasta el punto de ser dueño de muchos y valiosos. Fue un gran esfuerzo, pensó entonces, pasando de un punto a otro con esa carga sobre los hombros; por lo tanto, los informes de Castro, decidió ir a Granada y stabitirvisi: llevado a casa y se instaló en la puerta de Elvira “.

Sin saberlo, el humilde John favoreció el trabajo iniciado por su Luigi contemporánea de Granada. Desde 1534, de hecho, el ilustre Dominicana, desde los púlpitos de la ciudad, antes de que el público joven ganaron la elocuencia, no dejó de levantarse contra la lecturas de romance y para denunciar la ignorancia común en materia religiosa. Propuso, como el remedio principal para este mal, la lectura de los Evangelios, de los pequeños tratados sencilla doctrina y piedad. Él mismo, el abandono de la América en contra del uso de tiempo ,, que había traducido al español o algunos compuestos y trató de dif ~ onderli entre la población.

La comprensión de igualdad de las necesidades de su tiempo no se encuentra en Juan Cidade, que no tuvo ni talento ni la ciencia de Louis Granata desde? Sin duda, el Señor lo estaba llamando a su vocación de la caridad; pero su ministerio “por el buen libro”, se estaba preparando. Santificante, de hecho, una profesión que hizo honor para un largo tiempo, en Italia y en España, como el patrón de los libreros, Juan de Dios, convencido de la importancia de lecturas sanas y piadosos en la formación del hombre y del cristiano no es así, Él dejó de utilizar el propio de este gran medio de perfección y trabajó con todas sus fuerzas a difundirlo a su alrededor.

Acquisi así una sólida de capital de diversos conocimientos de la que más tarde, cuando todo su tiempo será tomado de la práctica de la caridad, se beneficiarán no sólo a sí mismos, sino también para la educación de sus hermanos, de sus pacientes, su amigos y el buen desempeño de sus obras. Las seis cartas de Juan de Dios vienen a nosotros, el valor real de que no se arrepiente de la pérdida de tantos otros, son pruebas.

V. LA RENUNCIA DRAMÁTICO
Hacia el final de 1538, John Cidade entonces quarantatreenne, fue por lo tanto, estableció a Granada y se había instalado una pequeña biblioteca al lado de la puerta de Elvira. Su ingenuidad, su poder y recordar su bonhomía sonriente, combinada con generosidad cada vez mayor a favor de los niños y los pobres, pronto atrajo, como en Gibraltar, un gran cliente de que orientava con celo y éxito a la buena y lecturas sanos. Todo parecía estar sonriendo a la recién llegada. Una riqueza honesta prometió a participar en él a una vida de ricos futuro apostolado y sobre. Fue la perspectiva de la felicidad.
Si tal sentimiento por algún tiempo llegó al corazón de Juan, que era como un trozo de cielo despejado entre los temores de que, durante más de diez años, atormentaban su conciencia casi sin respiro. De hecho, la preocupación no tardó en despertar en lo más profundo de su ser, arrebatando el grito de angustia: Señor, da paz a mi alma y me hizo saber el camino que tengo que recorrer para llegar a usted. El Señor, al final te escucho, ¡y cómo!

Desde el gran pecador que había hecho a la derecha! Lo hará gran penitente y administrador de sus pobres.

20 de enero 1539, el día de San Sebastián, gran solemnidad celebrada en la ermita “de los Mártires,” levantado en lo alto de la ciudad, frente a la Alhambra. Granada es todo aquí para celebrar la gloria del mártir soldado e implorar el “libertador de la plaga”, ya que conserva la ciudad desde el terrible flagelo que está muy extendido en el país.

Frente a este público entusiasta y abierto a pensamientos graves, el presidente del partido, Juan de Ávila, el apóstol de Andalucía, cuenta con el imitador perfecto de Jesús en la vida y en la muerte; que enseña que cada uno debe ser anclado en la disposición a sufrir e incluso morir antes que cometer el pecado, que es la plaga más peligrosa. En la audiencia, la emoción está en su apogeo. La obra de la gracia se manifiesta. Muchos lloran los errores y golpearon sus pechos. John Cidade, ven aquí como los demás, no puede contenerse; sus pecados, tan a menudo deplorado, se enfrentan a un compendio impresionante. Bajo la violencia del arrepentimiento y la firme convicción de su indignidad ante Dios, él estalla en sollozos y gritos con todas sus fuerzas: Misericordia, Dios mío, misericordia!

Esta repentina explosión de sus tormentos de conciencia atrae todas las miradas sobre él.

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